Biocombustibili

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biocombustibili1Combustibili liquidi possono essere ottenuti da diverse biomasse vegetali. Dai semi delle colture oleaginose (girasole, colza) si ricava olio che, sottoposto a esterificazione, viene convertito in bio-diesel, un carburante biodegradabile avente caratteristiche molto simili a quelle del gasolio.

Dalla fermentazione di biomasse zuccherine (come barbabietola e sorgo, ma anche mais e frumento) si ricava bioetanolo che, opportunamente trasformato, può essere miscelato alle benzine migliorandone le caratteristiche ottaniche e ambientali.

Le materie prime per la produzione di etanolo possono così classificate:

Per quanto riguarda le coltivazioni ad hoc, quelle più sperimentate e diffuse sono la canna da zucchero (si veda l’esperienza brasiliana), il grano e il mais. Altre colture, quali la bietola, il sorgo zuccherino, il topinambur ed altre, rimangono ancora in fase sperimentale. Mediante un processo di conversione, detto pirolisi, dalle biomasse ligno cellulosiche si può ottenere un liquido denominato bio-olio. Il bio-olio di pirolisi potrà essere in prospettiva utilizzabile per l’autotrazione o in turbine a gas per la produzione di energia elettrica.

I reflui animali prodotti dagli allevamenti zootecnici costituiscono una biomassa di notevole interesse a fini energetici, poiché essa può essere trasformata dando luogo alla produzione di biogas (metano). Il processo consiste in una fermentazione in ambiente privo d’aria, detto digestione anaerobica. Con tale processo si ottengono due funzioni: il trattamento di reflui organici, notevolmente inquinanti, e la loro conversione in energia.

Il biogas prodotto può essere infatti utilizzato in loco per produrre energia termica ed elettrica mediante sistemi di cogenerazione o per alimentare un impianto a ciclo combinato.

fonte_wikipedia